La mia ombra a Dachau
Mamma, non torno,
me l’ha detto Iddio,
L’inferno,
senza sensi d’anima
l’ho visto così,
come tocco il corpo che mi duole;
né parole,
mamma, ti so dire,
perché non so ridire
il marchio del terrore.
Io penso che tu senti
Oltre il filo pungente e velenoso
Di queste baracche,
e penso che mi vedi
con la testa senza peli
e la cornice fosca
delle occhiaie nere,
insanguinato e sporco
e il cuore al tocco
d’una campana a morto.
Che cosa ho fatto, mamma?
Tu lo sai? Dimmelo
E baciami nel sonno,
appena lievemente,
che non mi venga in mente
di ricambiarti il bacio
come quando tu piangevi
di me, il ragazzaccio.
Non voglio spenti tuoi occhi,
mamma, mi capisci?
Quando la sera, il tuo nome
canto singhiozzando,
inconcludente e vano
il gioco del mio labbro
si dischiude: tu non rispondi
…E’ l’ora della sera
ed i pensieri del giorno
non tornano più
come i primi giorni d’ormeggio
a ridestarmi.
E’ l’ora della sera
ed i pensieri sono di domani.
Dachau!
Ora, soltanto ora
sento una musica che irrora
l’aria di palpiti di stelle,
ma forse no, son palpiti di cuori
e di sangue,
di sangue che guizza nelle venerdì
dei viventi
ricoprendoli di polvere di sole.
Nevio Vitelli (Italia, 1928-1946). Prisionero en Dachau.